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Date: 2019-04-29

Held in

Casa del Cinema
2019-04-29 16:00

Description

Peccati veniali. I film maliziosi di Salvatore Samperi «Il moralismo di Samperi, come tutti i moralismi, è un umanesimo; esso attacca i mass media e il neocapitalismo in difesa dell'integrità umana minacciata. In altri tempi si sarebbe detto che Samperi è “un idealista”» (Alberto Moravia). Il 5 marzo di dieci anni fa, si spegneva a Viterbo Salvatore Samperi, nato a Padova il 26 luglio 1943. Ripercorriamo la sua carriera attraverso le parole del critico e studioso Anton Giulio Mancino: «Di quest’uomo schivo e dal carattere difficile si è finito, con un colpo di spugna, per cancellare quasi tutto. Nella migliore delle ipotesi lo si è derubricato come una “promessa mancata” del cinema italiano. Per capire i suoi film occorrerebbe invece ripartire dall’ambiente agiato in cui crebbe e maturò molto giovane la passione per il cinema accanto a quella politica. E tener presente che non volle proseguire negli studi universitari nella sua città natale, prima in Legge, come avrebbe preferito il padre, poi in Lettere e Filosofia, per militare molto giovane nel Movimento studentesco. A diciannove anni lasciò Padova e si trasferì a Roma, vincendo il concorso al Centro Sperimentale di Cinematografia dove restò per un anno e mezzo. E grazie all’interessamento dell’avvocato e giurista Giorgio Moscon, anch’egli padovano e molto attivo anche in ambito cinematografico, fu assistente volontario in tre film di Marco Ferreri […]. Esordì nel lungometraggio a soli venticinque anni, conteggiando per bene, con Grazie zia in pieno 1968, nel solco dell’ormai paradigmatico I pugni in tasca di Marco Bellocchio. I pugni in tasca e Grazie zia condividevano innanzitutto il protagonista, Lou Castel, nonché il produttore Enzo Doria, il montatore Silvano Agosti, il compositore Ennio Morricone. […] L’impressionante esito commerciale di Grazie zia, a fronte del modesto budget, nasceva però più che dalla forte intransigenza sul piano conflittuale e politico, da una carica erotica concentrata voyeuristicamente sul corpo e sul temperamento sfrontato dell’interprete femminile Lisa Gastoni, poi protagonista di Scandalo. […] A Samperi interessava contrapporre alla tenuta del nucleo domestico borghese, quindi a un modello di cinema politico e militante convenzionale o di facciata, tutt’altra propensione: il disvelamento non del corpo quanto della fruizione cinematografica come forma di compiacimento morboso. Non per niente l’erotismo fungeva da corrispettivo, filtro, chiave interpretativa fissa della storia politica italiana. Da Cuore di mamma in poi non ha fatto quindi che confermare una vena disillusa, arrabbiata, inclemente verso tutto e tutti, borghesi in testa. Lungo il doppio binario che consentiva alla politica di alimentarsi di spunti erotici e viceversa, prendevano forma anche le parabole cattive di Uccidete il vitello grasso, Un’anguilla da trecento milioni, Beati i ricchi. Lo strappo, che in realtà ad un’attenta analisi non solo è coerente con il discorso di cui sopra, ma diventa una provocazione nella provocazione arriva nel 1973. Con il film considerato il peccato non “veniale” ma originale: Malizia che lo consacra al botteghino e lo rende a tempo indeterminato inviso a critici e studiosi, nonostante il talento tecnicamente ineccepibile dimostrato non solo nei successivi Scandalo, Nené, Ernesto e Liquirizia, ma praticamente in tutti i suoi film dove inquadrature lunghe, composite e ariose saltano agli occhi. Fanno testo quelli che hanno avviato e messo a punto nel corso degli anni ’70 il sodalizio con l’indimenticabile Laura Antonelli, Malizia e a seguire Peccato veniale e Casta e pura, ai più indicizzati nei decenni successivi, da Fotografando Patrizia e La bonne agli innovativi esperimenti di sintesi tra fumetto e cinema dei due Sturmtruppen, addirittura le fiction finali con Gabriel Garko o lo sventurato Malizia 2000 per via della drammatica vicenda che aveva sfigurato la Antonelli e che finì in tribunale. Lealtà, rispetto e stima impongono che si dica che Samperi è stato un grande autore nella buona e nella cattiva sorte, un virtuoso dei movimenti al servizio attivo di una vena dissacratoria inesauribile. Rivisti senza pregiudizi pruriginosi i suoi film scoprono non solo centimetri di pelle nuda ma numerose maschere erotiche con cui egli stesso volle inchiodare ripetutamente il pubblico nazionale a pulsioni elementari e compulsive. E alle devastanti conseguenze sul piano civile, familiare e umano di cui oggi è possibile coglierne i frutti (im)maturi». 16.00 Grazie zia di Salvatore Samperi (1968, 95’) Alvise (Lou Castel), figlio di un industriale di provincia, esprime la sua protesta contro la società fingendo di essere paralizzato alle gambe. In partenza per Hong Kong i genitori lo affidano a Lea (Lisa Gastoni), una giovane zia che esercita la professione di medico e ha, da lunghi anni, una relazione con Stefano (Gabriele Ferzetti), un vanitoso e imbelle intellettuale di sinistra. Pian piano e sottilmente, Alvise stacca Lea da Stefano e la fa innamorare di sé, trascinandola, fino a farle dimenticare il mondo e la professione, in una serie di torbidi giochi, ma rifiutandosi di dare completezza all'insano rapporto. Grazie zia, opera d’esordio del venticinquenne regista padovano, uscì nelle sale italiane, proprio quando Parigi era in pieno svolgimento il joli mai. Samperi con questo film si segnalò come uno dei più importanti esponenti di quella nuova generazione cinematografica legata agli umori della contestazione. Presentato con successo al festival di Locarno, il film consacrò i due interpreti principali Lou Castel (protagonista di un altro importante esordio: I pugni in tasca) e Lisa Gastoni (premiata con una Targa d’Oro - David di Donatello). Il direttore della fotografia Aldo Scavarda ha ottenuto il Nastro d’Argento nel 1969. 17.45 Malizia di Salvatore Samperi (1972, 99’) Capostipite di tutta la futura commedia sexy anni Settanta, Malizia rappresenta l’abbandono da parte di Samperi dei temi della contestazione, per seguire in modo realistico e accurato gli amori di un adolescente (Alessandro Momo) con la propria futura matrigna (Laura Antonelli) all’interno della provincia, set ideale di tante commedie all’italiana del bel tempo che fu. «Curiosamente piacque alle donne, non fu mai considerato antifemminista. […] Ho avuto dei problemi con la censura televisiva che mi ha fatto rinunciare a 22 minuti di film: se lo vedi non si capisce assolutamente niente…» (Samperi). «Le radici siciliane giocano a favore di questo romanzo di formazione erotica tra i più imitati di sempre. Il primo film di Samperi con la Antonelli. Il buio che risolve l’amplesso finale la dice lunga sulla complessa visione del mondo di Samperi, con buona pace del genere. Fotografia di Vittorio Storaro» (Mancino).  Malizia ha vinto nel 1974 tre Nastri d’argento (a Laura Antonelli come migliore attrice protagonista, a Turi Ferro come migliore attore non protagonista e a Piero Tosi per i costumi).

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